Fino alla metà dell'Ottocento, Letojanni era soltanto un piccolo borgo di pescatori, formatosi su un golfo dello Jonio. Non era nemmeno un paese, ma costituiva la marina di Gallodoro, che sorgeva in collina. Cominciò a svilupparsi soltanto con il passaggio della strada provinciale e della ferrovia. Nel 1879 vi venne trasferita la sede municipale e prese il nome di "Letojanni - Gallodoro" (i due centri si distaccheranno soltanto nel 1952). Balzò agli onori della cronaca per aver dato i natali a Francesco Durante, chilurgo e scienziato di fama mondiale, che vi volle pure una clinica: a lui è intitolata la piazza principale, che ospita la statua che lo raffigura. Ma fu soltanto a partire dagli anni '50 che i turisti cominciarono a scoprire Letojanni. All'inizio si trattava di stranieri, attratti dalla notorietà di Taormina (con cui Letojanni confina). Uno dei primi fu il dietologo Benjamin Gayelord Hauser, che costruì una villa dove ospitava i suoi pazienti, tra i quali parecchi divi di Hollywood. Qualcuno cominciò ad affittare delle case, si aprirono le prime pensioni a gestione familiare, quindi si passò agli alberghi e ai complessi residenziali, cui si aggiunsero bar e ristoranti. Nel giro di qualche decennio, Letojanni si è trasformata in una delle più importanti località turistiche siciliane. |
FRANCESCO DURANTE: IL 29 Giugno 1844 da Domenico Durante e Giovanna Galeano, nasceva Francesco. Le aspirazioni del padre lo volevano un fabbricatore, le proprie personali inclinazioni uno scultore, un pittore. Fino a quando, trascinato da uno dei suoi amici messinesi all'Università per assistere ad un intervento chirurgico, Francesco Durante iniziò il suo nuovo corso. Infatti, non ancora ventenne si laureò a Napoli assorbendo in pieno gli insegnamenti. A Napoli la frequenza di ambienti liberali lo legò di profonda amicizia agli esuli siciliani ed in modo particolare a Napoleone Colajanni. L'onta subita da Garibaldi il 29 Agosto 1862 gli aveva inculcato un odio mortale contro tutte le tirannidi. Si arruolò nell'esercito dei Vosgi, combattendo a fianco di Menotti, Ricciotti e Stefano Canzio, genero di Garibaldi. L'anno dopo il suo rientro a Roma (1872), a meno di trent'anni fu chiamato da Costanzo Mazzoni a svolgere il corso di Patologia Chirurgica, e nel 1877 dopo la sua morte divenne Direttore della Clinica Chirurgica portandola a livello delle più elevate cliniche del mondo. Nel 1894 con Guido Baccelli fondò il Policlinico Umberto I; fu amico fedele di Francesco Crispi, fu Senatore d'Italia a soli 45 anni. Primo chirurgo al mondo ad intervenire sul tumore cerebrale. Contribuì in modo notevole agli studi sulla fistologia. Nella cura della tubercolosi abolì la chirurgia distruttiva ed istituì quella conservativa. Pur frequentando le più alte personalità, amico del Re, mantenne integra la sua semplicità e dirittura morale. La sua vita fu un atto di fede, il suo insegnamento "servire la Patria con le armi della scienza". Il 19 Giugno 1919, abbandonò la Città Eterna e la sua bella casa romana, per rientrare definitivamente nella terra natia, ritirandosi da ogni attività scientifica, per non lasciare di se un ricordo che non fosse di forza ed intelligenza. Quando aderì, come tanti altri personaggi noti, come D'Annunzio, alla rivoluzione fascista aveva oltrepassato i 73 anni, ma non vestì mai la "camicia nera". Per verità storica fu tra i primi ad aderire alla battaglia del grano ed al miglioramento socio-economico e dello sviluppo agrario ed industriale del territorio di Letojanni e del suo comprensorio. I suoi ideali furono fino alla morte socialisti. Indirettamente e direttamente, il suo nome famoso e l'alto prestigio, contribuirono a richiamare nel paese natio una moltitudine di stranieri, tra i quali il Kaiser, l'Imperatore Guglielmo II e giornalisti di mezza Europa. Le navi di passaggio in crociera, italiane e straniere, oltrepassato Capo Sant'Alessio, facevano suonare le sirene in segno di saluto, e per rendergli omaggio, calavano in mare le scialuppe cariche di illustri personaggi per raggiungere la riva. L'illustre filantropo pur essendo vissuto per molti anni lontano, ebbe il suo cuore sempre rivolto alla terra natia, la sua Sicilia.La sua lunga vita fu costellata da centinaia di episodi; si prodigò in modo particolare con i poveri di Letojanni e del comprensorio e non volle mai compenso alcuno. I poveri di Letojanni gli eressero in vita un monumento nel 1923 ad opera dello scultore Ettore Ximenes, a perpetua riconoscenza delle sue virtù umanitarie. |